Case, non è un mercato per giovani

Il mercato non risponde alle richieste dei Millennial. In vendita ci sono case troppo grandi e da ristrutturare, in affitto pochi appartamenti e mal tenuti. A Milano su 19 mila alloggi in locazione, il 48% è di qualità medio bassa

Non è un mercato per i giovani. In genere allo scarsa presenza degli under 35 tra gli acquirenti di casa si danno due spiegazioni: la prima, incontestabile, è la mancanza di prospettive sicure di lavoro; la seconda, un po’ più discutibile anche se nel tempo avallata da due ministri, è che i ragazzi di oggi siano bamboccioni o choosy , che è più o meno la stessa cosa (letteralmente: schizzinosi) ma suona più professorale. C’è però anche una terza ragione strutturale, su cui chi si occupa di investimenti immobiliari dovrebbe ragionare: lo stock residenziale è del tutto inadeguato rispetto alle esigenze del mercato, dei giovani e non solo. Bastano pochi numeri a dimostrarlo: quasi la metà dei nuclei familiari in Italia (il 48,3%) è composto da una o due persone mentre oltre i due terzi dello stock (il 67,3%) è formato da abitazioni di quattro o più locali. A Milano i single sono il 44,9% delle famiglie, le case di uno o due locali il 27%.

L'ANALISI

In una ricerca sulle esigenze abitative dei Millennial anticipata a l’Economia del Corriere, Immobiliare.it punta proprio il dito sull’inadeguatezza dell’offerta: non solo case di dimensioni sbagliate, ma anche troppo vecchie, mentre il mercato è sbilanciato sulla vendita. Anche sull’anzianità di servizio dei nostri edifici bastano poche cifre; il 55% delle case in Italia, e addirittura il 62% a Milano città, risulta costruito prima del 1970, sono cioè immobili che nella grande maggioranza dei casi hanno bisogno di pesanti interventi di manutenzione e hanno scarse possibilità di rivalutarsi nel tempo.
Quanto agli affitti, in città oggi ci sono circa 39 mila abitazioni in vendita mentre l’offerta di locazione riguarda solo 19 mila unità immobiliari e di queste il 79% o non è ammobiliata o è di qualità medio bassa. Di fronte alla prospettiva di spendere dai 500 euro al mese in su o per il mutuo o per l’affitto per stare in una casa scadente, i giovani rimangono con la mamma oppure trovano qualcuno con cui condividere le spese, ma non si fanno una casa loro Eppure, sottolinea Carlo Giordano, alla guida di Immobiliare.it, «c’è lo spazio per una nuova domanda sia in acquisto sia in locazione. Dal nostro studio emerge che i genitori considerano l’immobile ancora un investimento importante per i propri figli: il 51,7% degli intervistati indica la casa come il bene più prezioso da tramandare. Inoltre il 60% dei genitori che opterebbero per l’investimento immobiliare lo farebbe nella propria città». Nonostante il nomadismo a cui tenderebbero i figli o forse per esorcizzarlo.

LE OPZIONI

Per attirare i giovani e le loro famiglie, sarebbe importante accrescere l’appeal degli immobili, ristrutturandoli e arredandoli «per avvicinarli all’ideale di casa dei modelli mediatici, che richiede standard sempre più elevati». Ed è necessario convincere più proprietari ad affittare. A dissuaderli oggi non sono tanto le tasse (con la cedolare secca il carico è diventato più sopportabile) quanto la mancanza di certezza sui pagamenti. La strada da percorrere, secondo Giordano, è quella delle assicurazioni che coprono il rischio di morosità dell’inquilino.

By Il Corriere della Sera