Consigli di home staging per vendere casa

Vendere casa quando si hanno figli? Ecco alcuni consigli di home staging

 

Vendere casa non è sempre facile, ma farlo quando si hanno dei bambini piccoli può diventare una vera e propria sfida. Le regole dell’home staging sono chiare: deve apparire tutto in ordine, per dare l’idea che le stanze siano spaziose, e l’arredamento deve essere neutro, in modo che qualsiasi acquirente possa immaginare la sua vita in quegli ambienti. Ma come si fa ad ottenere tutto questo quando l’appartamento è pieno di giocattoli e oggetti per i figli? Ecco quattro consigli che possono aiutare.

Nascondere i giochi

Una cassapanca con cuscini per sedersi o degli scatoloni da riporre sotto il letto possono diventare degli ottimi nascondigli per i giocattoli. In poche mosse, quello che di norma è un campo minato tra una bambola e una macchinina può diventare una camera ben ordinata, fattore che può rivelarsi decisivo nel colpire le persone interessate.

Organizzare il bagno

Gli inquilini più piccoli della casa difficilmente si preoccuperanno di lasciare la toilette in ordine. Tubetti del dentifricio aperti, macchie sparse su specchio e lavandino, asciugamani a terra: non una buona accoglienza per chi è interessato all’acquisto. Una buona idea è quella di organizzare meglio il bagno con mobiletti e cassetti a portata di bambino, in modo che per loro diventi più facile riporre ogni cosa al proprio posto.

Scegliere una stanza dei giochi

Individuare una parte dell’appartamento da dedicare al gioco e riporre i giocattoli solo all’interno di questa è un buon modo per insegnare ai bambini a non mettere in disordine. E anche per nascondere più velocemente questi oggetti quando alla porta sta per bussare un potenziale acquirente.

Giocare a riordinare

A nessun bambino piace rimettere tutto a posto una volta che ha terminato di giocare. Trasformare anche questa operazione in un’attività divertente può però aiutare a mantenere la casa in ordine e a non ritrovarsi giocattoli sparsi in ogni angolo.

By Immobiliare

 


Trasformare la casa in uno studio professionale: ecco come fare

Trasformare la casa in uno studio professionale: ecco come fare

Siete dei liberi professionisti e avete bisogno di uno studio, ma non ve la sentite di sostenere le spese di un affitto? Una possibile soluzione può essere destinare una parte della vostra abitazione a ufficio. Ecco quali permessi richiedere.

L’autorizzazione è sempre necessaria?

Se la vostra attività non prevede contatti con il pubblico e non richiede che i locali soddisfino particolari requisiti, sarete liberi di trasformare una stanza in studio senza alcuna autorizzazione. L’immobile, che rimane registrato in categoria A2, verrà dunque utilizzato in modo cosiddetto promiscuo.

Cambio di destinazione d’uso

Qualora abbiate l’esigenza di aprire i locali al pubblico, invece, dovrete apportare alcune modifiche strutturali. Prima di tutto è necessario che la parte dell’immobile a uso abitativo sia separata da quella destinata all’ufficio, in modo che la prima rimanga registrata come A2 e la seconda possa invece diventare A10 tramite un cambio di destinazione d’uso da richiedere in Comune. In seguito, bisogna recarsi all’Agenzia delle Entrate per aggiornare la situazione anche sul piano fiscale e, infine, ottenere il certificato di agibilità dall’amministrazione comunale. E se l’intero appartamento diventa ufficio? Se non sono necessari lavori di ristrutturazione, basta la presentazione della Scia (segnalazione certificata di inizio attività) in Comune.

Divieti condominiali o urbanistici

Il regolamento condominiale può impedire lo svolgimento di un’attività professionale all’interno dell’edificio attraverso specifiche clausole: vietando il cambio di destinazione d’uso o anche il semplice uso promiscuo di un appartamento. Per annullare queste restrizioni e non incorrere in sanzioni, è necessaria l’unanimità in assemblea condominiale. Un ulteriore ostacolo potrebbe essere rappresentato dal piano regolatore, che in alcuni casi vieta l’esercizio di attività professionali in casa.

Le detrazioni fiscali

Per gli immobili a uso promiscuo la legge prevede che il libero professionista possa dedurre dal proprio reddito una somma pari al 50% della rendita catastale. Anche le eventuali spese di ristrutturazione sono deducibili al 50%, ma solo se il lavoratore autonomo non è in possesso di un altro immobile nello stesso comune, a sua volta destinato all’esercizio dell’attività.

By Immobiliare - News

 


Prezzi delle case in Europa +4,2% ma in Italia calo record -0,6%

L'indice dei prezzi dell'immobiliare è salito del +4,2% sia nell'eurozona che nell'Ue a 28 nel quarto trimestre 2018, rispetto all'ultimo trimestre del 2017. Sono invece saliti rispettivamente del +0,7% e del +0,6% su trimestre. Sono i dati Eurostat. In Italia, invece, si è registrato l'unico calo tra i 28 su anno con -0,6%, e un calo su trimestre del -0,2%. I prezzi delle case sono invece schizzati su anno in Slovenia (+18,2%), Lettonia (+11,8%) e Repubblica Ceca (+9,9%). Su trimestre gli aumenti maggiori si sono visti sempre in Slovenia (+6,5%) e Lettonia (+4,3%) e poi a Malta (+3,8%), mentre ci sono stati i cali più significativi in Danimarca (-1,7%), Belgio (-0,5%), Gran Bretagna (-0,4%), e poi Italia, Svezia e Francia (tutti -0,2%).


Cos'è il property manager fa rendere un immobile

C'è un segmento dell’immobiliare, spinto in modo particolare dalla domanda di affitti brevi, che dà vita a nuovi servizi e rappresenta una possibile strada di crescita per i professionisti del settore o per chi vorrebbe farne parte: il property management.

 

Si tratta, in sostanza, di gestire per conto dei proprietari (a fronte di una provvigione) tutti gli aspetti della locazione: pubblicazione degli annunci, definizione del prezzo, riscossione dei canoni e versamento delle ritenute fiscali, ma anche ottimizzazione degli spazi (piccola manutenzione e home-staging), organizzazione delle pulizie, accoglienza e check-out degli ospiti. Secondo una stima di Halldis, in Italia 500mila alloggi sono messi a reddito tramite lo short rent, ma un altro mezzo milione sarebbe potenzialmente disponibile, tra seconde case delle famiglie e almeno 50-60mila cespiti provenienti dagli Npl. «In effetti sono in molti ad aver bisogno di un property manager. Sgr, fondi e società che hanno assorbito gli Npl delle banche chiedono questi servizi per valorizzare il più possibile gli stock immobiliari. Ma anche i piccoli proprietari, che hanno investito in qualche appartamento da mettere a reddito, hanno capito che si tratta di un’attività complessa e continua, difficile da compiere in autonomia nei ritagli di tempo e che va dunque affidata a terzi», ragiona Vincenzo Cella, segretario dell’associazione di categoria Property managers Italia (150 soci rappresentativi di circa 22mila appartamenti gestiti). I protagonisti del “property” sono tanti e diversi tra loro, perché si va da vere e proprie imprese che ormai fatturano milioni di euro, a singoli gestori, che nella maggior parte dei casi svolgono anche altre attività. «Nelle piazze maggiori, come Milano, Roma o Firenze, il mercato inizia a essere saturo ed è dominato dagli operatori medio grandi», dice Cella.

Società in crescita
Sono operatori che continuano a crescere e investire. La milanese Italianway ha da poco lanciato il progetto di un franchising di property manager a marchio Wonder Italy, che punta a raccogliere 70 affiliati entro dicembre (è possibile proporsi sul sito), con un obiettivo ambizioso sui 5 anni: 300 affiliati, 20mila strutture gestite (oggi sono 500) e 200 milioni di fatturato (20 milioni è la previsione 2019).

Halldis, su scala europea, sfiora ormai i 30 milioni di fatturato. Myplace (circa 5 milioni di ricavi) ha da poco raddoppiato gli investimenti su Milano, mentre Rentopolis ha appena chiuso un nuovo round di finanziamento su Mamacrowd (300mila euro, il triplo della soglia minima). E accanto a queste imprese, fioriscono start up di servizi altamente tecnologiche e al 100% made in Italy. È il caso di Travel Appeal, che si occupa di analisi di big data sui flussi turistici, Keesy e Vikey, per la gestione automatizzata e via smartphone degli accessi, Yougenio (rete di 200 professionisti in 11 città per pulizie, manutenzione e assistenza h24), fino a agli operatori dell’home staging e di monitoraggio della web reputation (come Qualitando).

«Probabilmente, gli spazi di crescita maggiori sono nei borghi e nelle zone di mare e montagna, in cui non arrivano gli investimenti delle grandi catene alberghiere e dunque la ricettività residenziale conserva un peso determinante», aggiunge Cella. Ed è qui, più che nei capoluoghi, che anche i “piccoli” possono trovare spazio.

Opportunità nei piccoli centri
In prima fila, pronti per estendere la propria gamma di servizi alla gestione, ci sono gli agenti immobiliari. «Aspettiamo con ansia l’approvazione definitiva della Legge europea, che ridefinisce la nostra figura professionale. Se il testo rimarrà quello approvato al Senato, come speriamo, potremo affiancare all’intermediazione nuovi servizi per la clientela, compreso questo», testimonia Gian Battista Baccarini, presidente nazionale Fiaip. Certo, la gestione degli affitti non è una novità. Specialmente nei luoghi di villeggiatura, da sempre i piccoli proprietari affidano alcune mansioni alle agenzie, agli amministratori di condominio ma anche solo a persone di fiducia, che hanno le chiavi dell’appartamento e danno un occhio alla piccola manutenzione, si occupano di inviare personale per le pulizie e di accogliere gli ospiti.

Tutte funzioni prive di un vero carattere d'impresa, qualche volta regolate in nero. «Il tema è proprio questo: fare il salto da una gestione un po’ improvvisata a una professionale», aggiunge Cella di Property managers Italia. Che fornisce alcuni consigli sia per chi sta strizzando l’occhio a questa professione, sia per chi desidera migliorare: «Occorre studiare a fondo aspetti normativi, dinamica dei prezzi, dei flussi turistici e dei tempi di permanenza medi nella propria zona di riferimento, così da poter stendere un business plan. Poi occorre far capire ai proprietari che spendendo poco, anche solo 5-6mila euro, si può cambiare il volto di un alloggio con mobili nuovi, qualche lavoretto di manutenzione, cui abbinare una sessione di scatti fotografici di qualità, ormai indispensabili negli annunci, soprattutto per la clientela straniera. Con pochi interventi e un approccio al passo con i tempi, un appartamento può generare un tasso di occupazione e un canone di affitto superiori alla media».

 

By IlSole24Ore


Casa nuova o usata?

 

 

Casa, meglio nuova o da sistemare? Il risparmio medio è del 22%

Lo sconto medio, in Italia, per chi acquista una proprietà da ristrutturare è del 22 per cento (Getty)

Cambiare casa non è mai semplice. Tra i vari aspetti da considerare c’è quello legato al budget. Se ridotto può essere una soluzione valutare la possibilità di acquistare un immobile da ristrutturare.

Il confronto dei costi

Secondo un’indagine effettuata dal centro studi di Immobiliare.it, emerge  che lo sconto medio, in Italia, per chi acquista una proprietà da ristrutturare è del 22 per cento. Ovviamente dipende dalla zona. In Valle d’Aosta, ad esempio, il prezzo scende fino al 41 per cento se l’immobile necessita di interventi di ristrutturazione, mentre in Campania solo del 12 per cento.

Le percentuali

In Trentino Alto Adige si arriva al 39 per cento in meno, in Friuli Venezia Giulia al 34 per cento. Il prezzo si discosta meno rispetto ad una casa nuova in Abruzzo (15 per cento) e Sicilia (18 per cento). Prendiamo come riferimento un appartamento di 80 metri quadrati nelle grandi città. La percentuale di sconto su una casa nuova è maggiore a Napoli (14 per cento), rispetto a Milano (11 per cento) e Roma (13 per cento).

L’abitazione nuova

Decidere di acquistare un’abitazione nuova di zecca, direttamente dal costruttore è forse la scelta più facile, se l’edificio è ancora in fase di costruzione il prezzo sarà leggermente più basso. Senza considerare che le nuove abitazioni hanno maggiore efficienza energetica e materiali più innovativi.

I lavori di ristrutturazione

Le case in provincia hanno solitamente una differenza di costo maggiore se da ristrutturare. Nella campagne di Siena e Perugia, ad esempio, la differenza di prezzo arriva fino al 29 per cento e un trilocale da ristrutturare costa mediamente 76mila euro, mentre nuovo supera i 100mila.