Prezzi delle case in Europa +4,2% ma in Italia calo record -0,6%

L'indice dei prezzi dell'immobiliare è salito del +4,2% sia nell'eurozona che nell'Ue a 28 nel quarto trimestre 2018, rispetto all'ultimo trimestre del 2017. Sono invece saliti rispettivamente del +0,7% e del +0,6% su trimestre. Sono i dati Eurostat. In Italia, invece, si è registrato l'unico calo tra i 28 su anno con -0,6%, e un calo su trimestre del -0,2%. I prezzi delle case sono invece schizzati su anno in Slovenia (+18,2%), Lettonia (+11,8%) e Repubblica Ceca (+9,9%). Su trimestre gli aumenti maggiori si sono visti sempre in Slovenia (+6,5%) e Lettonia (+4,3%) e poi a Malta (+3,8%), mentre ci sono stati i cali più significativi in Danimarca (-1,7%), Belgio (-0,5%), Gran Bretagna (-0,4%), e poi Italia, Svezia e Francia (tutti -0,2%).


Cos'è il property manager fa rendere un immobile

C'è un segmento dell’immobiliare, spinto in modo particolare dalla domanda di affitti brevi, che dà vita a nuovi servizi e rappresenta una possibile strada di crescita per i professionisti del settore o per chi vorrebbe farne parte: il property management.

 

Si tratta, in sostanza, di gestire per conto dei proprietari (a fronte di una provvigione) tutti gli aspetti della locazione: pubblicazione degli annunci, definizione del prezzo, riscossione dei canoni e versamento delle ritenute fiscali, ma anche ottimizzazione degli spazi (piccola manutenzione e home-staging), organizzazione delle pulizie, accoglienza e check-out degli ospiti. Secondo una stima di Halldis, in Italia 500mila alloggi sono messi a reddito tramite lo short rent, ma un altro mezzo milione sarebbe potenzialmente disponibile, tra seconde case delle famiglie e almeno 50-60mila cespiti provenienti dagli Npl. «In effetti sono in molti ad aver bisogno di un property manager. Sgr, fondi e società che hanno assorbito gli Npl delle banche chiedono questi servizi per valorizzare il più possibile gli stock immobiliari. Ma anche i piccoli proprietari, che hanno investito in qualche appartamento da mettere a reddito, hanno capito che si tratta di un’attività complessa e continua, difficile da compiere in autonomia nei ritagli di tempo e che va dunque affidata a terzi», ragiona Vincenzo Cella, segretario dell’associazione di categoria Property managers Italia (150 soci rappresentativi di circa 22mila appartamenti gestiti). I protagonisti del “property” sono tanti e diversi tra loro, perché si va da vere e proprie imprese che ormai fatturano milioni di euro, a singoli gestori, che nella maggior parte dei casi svolgono anche altre attività. «Nelle piazze maggiori, come Milano, Roma o Firenze, il mercato inizia a essere saturo ed è dominato dagli operatori medio grandi», dice Cella.

Società in crescita
Sono operatori che continuano a crescere e investire. La milanese Italianway ha da poco lanciato il progetto di un franchising di property manager a marchio Wonder Italy, che punta a raccogliere 70 affiliati entro dicembre (è possibile proporsi sul sito), con un obiettivo ambizioso sui 5 anni: 300 affiliati, 20mila strutture gestite (oggi sono 500) e 200 milioni di fatturato (20 milioni è la previsione 2019).

Halldis, su scala europea, sfiora ormai i 30 milioni di fatturato. Myplace (circa 5 milioni di ricavi) ha da poco raddoppiato gli investimenti su Milano, mentre Rentopolis ha appena chiuso un nuovo round di finanziamento su Mamacrowd (300mila euro, il triplo della soglia minima). E accanto a queste imprese, fioriscono start up di servizi altamente tecnologiche e al 100% made in Italy. È il caso di Travel Appeal, che si occupa di analisi di big data sui flussi turistici, Keesy e Vikey, per la gestione automatizzata e via smartphone degli accessi, Yougenio (rete di 200 professionisti in 11 città per pulizie, manutenzione e assistenza h24), fino a agli operatori dell’home staging e di monitoraggio della web reputation (come Qualitando).

«Probabilmente, gli spazi di crescita maggiori sono nei borghi e nelle zone di mare e montagna, in cui non arrivano gli investimenti delle grandi catene alberghiere e dunque la ricettività residenziale conserva un peso determinante», aggiunge Cella. Ed è qui, più che nei capoluoghi, che anche i “piccoli” possono trovare spazio.

Opportunità nei piccoli centri
In prima fila, pronti per estendere la propria gamma di servizi alla gestione, ci sono gli agenti immobiliari. «Aspettiamo con ansia l’approvazione definitiva della Legge europea, che ridefinisce la nostra figura professionale. Se il testo rimarrà quello approvato al Senato, come speriamo, potremo affiancare all’intermediazione nuovi servizi per la clientela, compreso questo», testimonia Gian Battista Baccarini, presidente nazionale Fiaip. Certo, la gestione degli affitti non è una novità. Specialmente nei luoghi di villeggiatura, da sempre i piccoli proprietari affidano alcune mansioni alle agenzie, agli amministratori di condominio ma anche solo a persone di fiducia, che hanno le chiavi dell’appartamento e danno un occhio alla piccola manutenzione, si occupano di inviare personale per le pulizie e di accogliere gli ospiti.

Tutte funzioni prive di un vero carattere d'impresa, qualche volta regolate in nero. «Il tema è proprio questo: fare il salto da una gestione un po’ improvvisata a una professionale», aggiunge Cella di Property managers Italia. Che fornisce alcuni consigli sia per chi sta strizzando l’occhio a questa professione, sia per chi desidera migliorare: «Occorre studiare a fondo aspetti normativi, dinamica dei prezzi, dei flussi turistici e dei tempi di permanenza medi nella propria zona di riferimento, così da poter stendere un business plan. Poi occorre far capire ai proprietari che spendendo poco, anche solo 5-6mila euro, si può cambiare il volto di un alloggio con mobili nuovi, qualche lavoretto di manutenzione, cui abbinare una sessione di scatti fotografici di qualità, ormai indispensabili negli annunci, soprattutto per la clientela straniera. Con pochi interventi e un approccio al passo con i tempi, un appartamento può generare un tasso di occupazione e un canone di affitto superiori alla media».

 

By IlSole24Ore


Casa nuova o usata?

 

 

Casa, meglio nuova o da sistemare? Il risparmio medio è del 22%

Lo sconto medio, in Italia, per chi acquista una proprietà da ristrutturare è del 22 per cento (Getty)

Cambiare casa non è mai semplice. Tra i vari aspetti da considerare c’è quello legato al budget. Se ridotto può essere una soluzione valutare la possibilità di acquistare un immobile da ristrutturare.

Il confronto dei costi

Secondo un’indagine effettuata dal centro studi di Immobiliare.it, emerge  che lo sconto medio, in Italia, per chi acquista una proprietà da ristrutturare è del 22 per cento. Ovviamente dipende dalla zona. In Valle d’Aosta, ad esempio, il prezzo scende fino al 41 per cento se l’immobile necessita di interventi di ristrutturazione, mentre in Campania solo del 12 per cento.

Le percentuali

In Trentino Alto Adige si arriva al 39 per cento in meno, in Friuli Venezia Giulia al 34 per cento. Il prezzo si discosta meno rispetto ad una casa nuova in Abruzzo (15 per cento) e Sicilia (18 per cento). Prendiamo come riferimento un appartamento di 80 metri quadrati nelle grandi città. La percentuale di sconto su una casa nuova è maggiore a Napoli (14 per cento), rispetto a Milano (11 per cento) e Roma (13 per cento).

L’abitazione nuova

Decidere di acquistare un’abitazione nuova di zecca, direttamente dal costruttore è forse la scelta più facile, se l’edificio è ancora in fase di costruzione il prezzo sarà leggermente più basso. Senza considerare che le nuove abitazioni hanno maggiore efficienza energetica e materiali più innovativi.

I lavori di ristrutturazione

Le case in provincia hanno solitamente una differenza di costo maggiore se da ristrutturare. Nella campagne di Siena e Perugia, ad esempio, la differenza di prezzo arriva fino al 29 per cento e un trilocale da ristrutturare costa mediamente 76mila euro, mentre nuovo supera i 100mila.

 


Dove sono e quanto costano le case più esclusive del mondo

 

 

Ecco dove sono e quanto costano le case più esclusive del mondo

difici progettati per accontentare clienti esigenti, ma anche per stupire con le loro forme innovative, terrazze e serre da vivere, camini che dominano gli spazi living. Nel mondo delle case di lusso ogni disegno è studiato per avvicinarsi a un modello ideale che sposa sostenibilità ambientale e lusso.

I progetti più innovativi ed eleganti accomunano quattro città internazionali capaci di attirare i cosiddetti High net worth individual (persone con patrimoni molto elevati) alla ricerca di investimenti immobiliari e di uno stile di vita esclusivo. Dalle riqualificazioni di edifici vittoriani a Londra ai grattacieli di vetro di New York, dai complessi immersi nel verde di Singapore ai palazzi panoramici di Hong Kong: sono questi i mercati in cui i valori delle case di pregio sono saliti a dismisura negli ultimi anni. Ora tirano il fiato, creando anche occasioni di acquisto. A New York e Londra i valori stanno subendo una battuta d’arresto per via della domanda in discesa, e della troppa offerta, a Singapore e Hong Kong è il governo stesso che negli anni ha imposto misure per evitare una nuova bolla immobiliare.

Londra e la Brexit
La capitale inglese è sotto pressione. Le incognite di Brexit pesano sulle scelte di acquisto dei compratori esteri, per i quali si prospetta anche un inasprimento delle tasse (stamp duty). Il risultato è che oggi le case di lusso si vendono con fatica rispetto a tre anni fa. Ma sviluppatori e architetti sperimentano in una città che si riconverte dalla finanza all’hi-tech, perché qui a soppiantare i gruppi che hanno scelto Francoforte o Parigi ci sono oggi società come Facebook, Google, Skyscanner e così via.

A Kensington e Chelsea, quartieri sinonimo di residenze milionarie – spesso vuote –, i prezzi sono scesi del 14% negli ultimi 12 mesi. Kensington Palace Gardens, la via più cara, registra prezzi medi scesi da 35,6 milioni di sterline a 34,3 milioni. E le case nuove hanno raggiunto il record di stock di invenduto. Nelle aree di lusso, secondo Knight Frank, le vendite sono calate del 9% in 12 mesi. L’offerta è molto alta, nella fascia prime (prezzo minimo di 12mila euro al mq) negli ultimi quattro anni sono state realizzate oltre 18.500 case. Nei prossimi due anni - dicono da Scenari Immobiliari - arriveranno sul mercato 8.500 appartamenti di lusso. Si allungano anche i tempi di realizzazione degli edifici, sempre più complessi dal punto di vista tecnologico e infrastrutturale: da una durata media di due anni del cantiere si è passati a 3,5 anni nel 2018.

Tra i progetti la Canaletto tower a Islington, con prezzi da 18mila a 29mila euro al mq. Più caro è Clarges Mayfair condominio di 34 appartamenti da 22-35mila euro al mq.

Troppi torri a New York?
Nella Grande Mela il mercato del lusso si è raffreddato. La corsa a realizzare grattacieli sempre più alti e con penthouse panoramiche ha riempito Manhattan di torri in parte invendute.
Nel secondo trimestre 2018, secondo Scenari Immobiliari, gli scambi sono scesi del 14% sul 2017. Non solo. Le case si vendono in tempi più lunghi, fino a 120 giorni in media. Anche i prezzi iniziano a ridimensionarsi rispetto ai valori stellari raggiunti post-crisi immobiliare. Gli sviluppatori sono costretti ad applicare sconti, una situazione ben diversa dalle aste al rialzo che si vedevano due o tre anni fa. Il prezzo medio è di circa 18mila euro al metro quadro (-3% rispetto all’anno scorso). Ci sono sviluppi di successo, soprattutto a Brooklyn. È il caso di Hudson Yard.

Singapore per pochi
La città-Stato asiatica è riuscita a diventare, con una strategia pluridecennale, un centro internazionale per business e studio. La forte domanda e la limitata offerta (per via dei confini della città) hanno innescato la corsa del mercato. I prezzi massimi superano in alcune aree i 22mila euro al metro. «Nei primi sei mesi dell’anno il segmento lusso è tornato vivace – dice Lee Nai Jia, head of research di Knight Frank Singapore –, guidato dagli acquisti dei residenti e non, questi ultimi non spaventati per l’inasprimento delle tasse per compratori esteri.

I prezzi del lusso sono così saliti del 7% da gennaio 2018». Nei primi sei mesi di quest’anno gli scambi sono saliti del 13,5%. Tra i nuovi sviluppi ci sono 120grange, torre con 56 appartamenti con grandi terrazze vivibili, e amber45 (dai 13.500 ai 17.400 euro al mq).

Hong Kong da record

È la città più cara per i prezzi massimi delle case di lusso, che arrivano qui a 38mila euro al metro. Nella città si vendono meno case (-9% a luglio per un totale di 6.093 unità) per effetto delle misure prese negli anni dal governo per calmierare i valori. Senza successo. I prezzi hanno continuato a crescere: +7% sull’isola di Hong Kong, +9% a Kowloon e +3,5% nei Nuovi Territori nei primi sei mesi 2018, +27% dal precedente picco di settembre 2015.

Nel complesso Mount Nicholson, nella ambita zona di The Peak, i prezzi partono da 35mila per arrivare ai 45mila euro al mq, le case più care in Asia al momento.

By IlSole24Ore

 


Cose da sapere per scegliere il colore della parete

 

Per ogni idea di appartamento serve il colore giusto e non sempre quello che più ci piace è il più adatto all’ambiente che vogliamo ‘colorare’.

 

Una casa si riconosce al primo sguardo e il primo sguardo finisce sulle pareti. Scegliere il colore giusto per un ambiente è il primo passo per avere un appartamento di classe o uno da dimenticare. Eppure, per ogni idea di appartamento serve il colore giusto e non sempre quello che più ci piace è il più adatto all’ambiente che vogliamo ‘colorare’. Ecco, dunque, alcune dritte per scegliere il colore giusto della parete.

Il bianco è un classico

La scelta più semplice e funzionale sono i colori neutri, come il bianco o il tortora. Non solo permettono di abbinare complementi d’arredo dei più svariati colori, permettendoci di sbizzarrirci, ma rendono anche l’ambiente più arioso e illuminato.

Un colore vivace

Un gioco di colori sfizioso e piacevole è quello di abbinare a una camera bianca una parete che abbia un colore vivace a fare da contrasto. In camera da letto, per esempio, si può scegliere la parete contro cui appoggiamo la spalliera del letto per rompere la monotonia del bianco.

Pastelli per lo studio

Per la camera dei più piccoli, ma anche per lo studio, invece una scelta ottimale può essere un color pastello, che dona un tocco di calma e rilassatezza all’ambiente, ottimo per chi deve lavorare o studiare.

Le pareti scure sono molto eleganti, ma difficilmente si adattano all’ambiente. Se volete dare un tocco elegante e cupo alla casa, quindi, fatelo se avete spazi molto ampi.

Scuro quando è ampio

Le pareti scure sono molto eleganti, ma difficilmente si adattano all’ambiente. Se volete dare un tocco elegante e cupo alla casa, quindi, fatelo se avete spazi molto ampi, perché i colori scuri rimpiccioliscono la stanza. E’ molto moderno, ma dovete abbinarci un giusto gioco di luci per dare luminosità.

La lavagna

In cucina o nella camera dei ragazzi, invece, potete scegliere di rivestire una parete d’ardesia, cioè di una grandissima lavagna. Utile per gli appunti in cucina, ma anche per i più piccoli che hanno un intero muro da disegnare o riempire di scritte.

Grigio o blu

Anche le pareti con tenui tonalità di grigio o blu sono molto eleganti e ben si adattano però più ad ambienti di lavoro che a quelli prettamente domestici.